un pò di sano erotismo (…)

CANTICO DEI CANTICI

mi baci con i baci della sua bocca! Sì le tue tenerezze sono più dolci del vino.

Per la fragraznza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano.

Attirami dietro a te, corriamo!

M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino.

A ragione ti amano!

Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, coem le tende di Kedar, come i padiglioni di Salma.

Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbranzato il sole.

I figli di mia madre si sono sdeganti con me: mi hanno messo a guardia delle vigne; la mia vigna, la mia non l’ho custodita.

Belle sono le tue guance tra i pendenti, il tuo collo fra i vezzi di perle.

Mentre il re è nel suo recinto, il mio nardo spande il suo profumo.

Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra, riposa sul mio petto.

Il mio diletto è per me un grappolo di cipro nelle vigne di Engaddi.

Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi sono colombe.

Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso! Anche il nostro letto è verdeggiante.

 Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani.

Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato.

Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore.

La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destrs mi abbraccia.

Io vi scongiuro figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amata, finchè essa non lo voglia.

Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline.

O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro.

il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il gregge tra i gigli.

Sul mio letto, lungo la notte ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato ma non l’ho trovato. Mi alzerò a fare il giro delle città per le strade e per le piazze; voglio ccercare l’amato del mio cuore. L’ho cercato ma non l’ho trovato. Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “avete visto l’amato del mio cuore”? da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finchè non l’abbia ocndotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.

Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi yuoi sono colombe dietro il tuo velo. Le tue chiome sono un gregge di capre che scendono dalle pendici del Gàlaad. I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno: tutte procedono appaiate e nessuan è senza compagna.

Come un nastro di porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia; come spicchio di melagrana la tua gota attraversa il tuo velo.

I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano tra i gigli.

…tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo sguardo,  con una perla sola della tua collana!

L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.

Le tue labbra, stillano miele vergine, o sposa, c’è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo dele tue vesti è come il profumo del Libano.

I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di cipro con nardo.

Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano.

Lèvati aquilone, e tu, austro, vieni, soffia nel mio giardino, si effondano i suoi aromi. Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti.

Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;  mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte.

Mangiate, amici, bevete; inebriatevi o cari.

Io dormo ma il mio cuore veglia

Il m io diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta. Mi sono alzata per aprire al mio diletto  e le mie mani stillavano mirra, fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello.

Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile tra mille e mille. Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli grappoli di palma, neri come il corvo. Il suo petto è tutto d’avorio, temepestato di zaffiri. Le sue gambe colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro.

Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie!

Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.

Distogli da me i tuoi occhi: il loro sguardo mi turba

Nel giardino dei noci io sono sceso, per vedere il verdeggiare della valle, per vedere se la vite metteva germogli, se fiorivano melograni.

Non lo so ma il mio desiderio mi ha posto sui carri di ammi-nadìb

Come sono belli i tuoi piedi nei sandali! Figlia di Prncipe!

Le curve dei tuoi fianch sono come monili, opera di mani d’artista.

Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai  di vino drogato. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli.

La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli.

Ho detto” salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri; mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva e il profumo del tuo respiro come di pomi”.

Il tuo palato è come vino squisito, che scorre dritto verso il mio diletto e fluisce sulle labbra e su denti!

Vieni mio diletto, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi.

Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite, se sbocciano i fiori, se fioriscono i melograni: là ti darò le mie carezze!

Ti farei bere vino aromatico, del succo del mio melograno.

Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!

Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, sarebbe certamente disprezzato.

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