Oceano Mare – di Baricco

Sulle labbra della donna rimane l’ombra di un sapore che la costringe a pensare “acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare  con il mare” – ed è un pensiero che dà brividi.

C’è un modo di fare degli uomini che non facciamo male?

Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è tanta da impazzirne, non importa posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio.

E’ là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo.

Ann Deverià la guardò – ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte – sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta – qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine – uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del ns sentire – vedere – sentire – perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo tutto – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere – solo – ricevere – negli occhi – il mondo. Così solamente sanno vedere gli occhi delle madonne, sotto le arcate delle chiese, l’angolo sceso da cieli d’oro, nell’ora dell’Annunciazione.

Il mare – ideale esperienza per sanare i turbamenti della giovinezza e preparare alla fatica dei muliebri doveri.

Sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno, un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano  e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo davvero sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano.

Non ha mura, timbuktu, perché da sempre pensano, laggiù, che la sua bellezza, da sola, fermerebbe qualsiasi nemico.

Tutto quell’infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte.

Ma c’è qualcosa, al mondo, che voi riuscite a finire? Sì: le conversazioni spiacevoli

Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti, più ti si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.

Il mare chiama. Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti.

Un vecchio che si chiamava Darrell, diceva sempre che ci sono 3 tipi di uomini: quelli che vivono davanti al mare, quelli che si spingono dentro ala mare, e quelli che dal mare riescono a tornare, vivi. E diceva: vedrai la sorpresa quando scoprirai quali sono i più felici.

Puoi fare qualsiasi cosa ma stai certo che te lo ritrovi al suo posto, sempre. C’è da non crederci ma è così.

Ma alla fine tornerai alla locanda. Lui dice che salirai le scale, aprirai la porta e senza dirmi nulla mi prenderai tra le braccia e mi bacerai. Lo so che sembra sciocco. Ma mi piacerebbe succedesse davvero. E’ un bel modo di perdersi, perdersi uno nelle braccia dell’altra. Niente potrà rubarmi il ricordo di quando, con tutta me stessa, ero là, tua Ann.

Regina della Pace, messaggio del 2 marzo 2010

“Cari figli, in questo tempo particolare del vostro tentativo di essere più vicino possibile a mio Figlio, alla Sua soffernza, ma anche all’amore con cui l’ha portata, desidero dirvi che sono con voi. Vi aiuterò a vincere gli abbagli e le prove con la mia grazia. Vi insegnerò l’amore, l’amore ceh cancelal tutti i peccatie vi rende perfetti. L’amore che vi dà la pace di mio Figlio ora e per sempre. La pace sia con voi e in voi, perchè io sono la Regna della Pace. Vi ringrazio”

Preghiera S. Giuseppe lavoratore

O San Giuseppe, custode di Gesù, sposo castissimo di Maria, che hai trascorso la vita nell’adempimentoperfetto del dovere, sostentando col lavoro delle tue mani lasacra Famiglia di Nazareth, proteggi propizio coloro che, fidenti, a te si rivolgono! Tu conosci le loro aspirazioni, le loro angustie, le loro speranze, ed essi a te ricorrono perchè sanno trovare in te chi li capisce e protegge. Anche tu hasi sperimentato la prova, la fatica, la stanchezza; ma pure in mezzo alle preoccupazioni della vita materiale, il tuo animo, ricolmo della più profornda pace, esult di gioia inenarrabile per l’intimità col Figlio di Dio, a te affidato, e con Maria, sua dolcissima Madre. Comprendano i tuoi protetti che essi non sono soli nel lavoro, ma sappiano scoprire Gesù accanto a sè, accoglierlo con la grazia e custodirlo fedelmente, come tu hai fatto. e ottieni che in ogni famiglia, in ogni officina, in ogni laboratorio, ovunque un cristiano lavora, tutto sia santificato nella carità, nella pazienza, nella giustizia, nella ricerca del ben fare, affinchè abbaondanti discendano i doni della celeste predilezione. (Giovanni XXIII)

Un altro giro di giostra di T. Terzani

Perché non fingere un attimo di essere ammalati, di avere i giorni contati come in verità si hanno comunque – per rendersi conto di quanto sono preziosi quei giorni?

Io riducevo all’essenziale i rapporti umani e tagliavo via tutti i legami inutili, quelli tenuti per abitudine, per opportunismo , o per semplice cortesia. Il mio era diventato un mondo di silenzi, di ore vuote, di piccoli gesti, di rigiri inutili, di un’instabile pace mantenuta tenendo a bada ogni soffio dei tanti venti che si agitavano fuori da quelle belle finestre.

Adoravo questo non dover parlare, non dover andare a cena o a pranzo con qualcuno, non dover ricorrere alla parte che avevo fatto tutta la vita.

Che gioia non dover recitare lo stesso repertorio! Quante chiacchere ho fatto! Quanta gente tornando da un viaggio ho intrattenuto a cena con storie o impressioni che andavano via come le bottiglie di vino!

Forse a vivere da soli si perde il senso della misura. A star zitti, in compenso, si diventa più sensibili all’ascolto.

Una società i cui membri hanno una profonda sfiducia gli uni degli altri e dove non esiste una coscienza di valori comuni a tutti – valori sentiti ancor prima che scritti – deve ricorrere continuamente alla legge e ai giudici per regolare i suoi vari rapporti. Così è l’America: tutte le relazioni sociali, anche le più intime sono ormai vissute nel timore di una possibile azione legale.

Quelli di Angela , con i resoconti delle sue giornate a Firenze, erano per me come il diario di bordo di una nave scomparsa in mare secoli fa. Parlavano di cose e persone che mi parevano ombre, fantasmi di cui ricordavo appena le sembianze. Ma quei messaggi erano anche la mia ancora di salvezza. Questo è di nuovo qualcosa che la scienza non è in grado di capire: il solo pensiero di una persona , la cui esistenza giustifica la propria, è di per sé una medicina che prolunga la vita. Di questo non ho dubbi.

La distanza che si crea tra i sani e i malati mette alla prova i rapporti tra le persone. La malattia rompe un ordine, ma ne crea uno suo e con quel passaporto l ammalato entra in un altro mondo, dove la logica dei sani, del mondo di fuori diventa irrilevante, assurda, a volte offensiva.

I pesi e le misure, i valori dai quali pensiamo che la nostra vita dipenda, sono delle pure convenzioni. Sono dei modi con cui regoliamo, ma anche ci appesantiamo , l’esistenza.

Una volta che hai attraversato l’Atlantico, sei sempre sulla sponda sbagliata.

Malattia fa pensare al male e non è giusto; la parola inglese disease, disagio, è molto più adatta. Il corpo ha un disagio, i sintomi di quel disagio ci segnalano che il corpo è impegnato in uno sforzo per integrarlo. Il ns compito è di sostenere il corpo in quello sforzo.

Eric Fromm diceva:” non preoccuparti troppo. In fondo non siamo noi a curare i nostri pazienti. Noi semplicemente stiamo loro vicini e facciamo il tifo mentre loro curano sé stessi”.

Noi non siamo solo quello che mangiamo e l’aria che respiriamo. Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentati da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato e le emozioni che un quadro, una statua, una poesia ci hanno dato.

Forse hanno ragione quelli come Erich von Daniken, a ipotizzare che noi umani siamo stati colonizzati tantissimo tempo fa da una civiltà di dèi astronauti che, dopo un soggiorno sulla terra, delusi dal ns non saper mettere a fuoco le loro vaste conoscenze e la loro saggezza, sono poi ripartiti per il loro lontanissimo pianeta.

A un semaforo, aspettando il verde, mi colpì la scena al mezzanino dell’edificio che avevo dinanzi: decide di uomini e donne nel riquadro di grandi finestre correvano, correvano restando però lì dov’erano, sudati e paonazzi, rivolti verso la strada. Non era la prima volta che vedevo una palestra , ma l’immagine di quei giovani che , finito l orario d’ufficio, erano corsi a smaltire frustrazioni e grasso mi pareva riassumere tutto il senso di quella civiltà: correre per correre, andare per non arrivare da nessuna parte.

Tutto quel che vedevo mi pareva perverso: una società in cui non si rispetta niente e nessuno, ma in cui tutti credono di essere liberi e di avere diritto a tutto, per finire soli e tristi.

E col miraggio che più benessere vuol dire più felicità, investiamo tutte le ns energie nel consumare, come se la vita fosse un eterno banchetto romano in cui si mangia e si vomita per poter rimangiare.

Si dorme e non si fa caso a quel che si sogna. Si guarda solo la sveglia. Siamo interessati solo al tempo che passa, a farlo passare, rimandando al poi quel che si vorrebbe davvero. Sul “poi” non sull’”ora”, si concentra solo l’attenzione. Nelle città in particolare la vita passa senza un solo momento di riflessione, senza un solo momento di quiete che bilanci la continua corsa al fare. Oramai nessuno ha più tempo di nulla. Neppure di meravigliarsi, di inorridirsi, di commuoversi, di innamorarsi, di stare con se stessi. Le scuse per non fermarci a chiederci se questo correre ci fa più felici sono migliaia e, se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.

Già! Perché aspettare l’ultimo momento per fare un po’ di piazza pulita, per buttare a mare la zavorra di cose ed emozioni che ci portiamo dietro? Meglio farlo ora, coscientemente, quando se ne hanno ancora le forze. Questa sì che sarebbe una liberazione!

Un grande oncologo è arrivato alla conclusione che il cancro è causato da una mancanza di amore e per questo suggerisce come cura una grande dose di abbracci , almeno 3 volte al giorno.

Avevo imparato che se si mastica un boccone 32 volte si mangia un terzo di meno e ci si nutre molto di più.

Il modo indiano di congiungere le mani davanti al petto significa anche augurare all’altro benessere fisico perché, facendo quel gesto, si uniscono i propri punti di trasmissione di energia. Il salutare invece una persona più anziana, più colta o di rispetto andando a toccarle i piedi serve a caricarsi della sua energia. Quel gesto toglie forza alla persona e il permetterlo è considerato un gesto di generosità.

Il corpo sta in piedi grazie ai piedi. Nei piedi è tutto il potere.

L uomo dice che il tempo passa. il tempo dice che l’uomo passa.

Secondo Leopold la globalizzazione, portando gli oggetti di tutti dappertutto, crea la grande confusione che prelude alla catastrofe. Secondo me il turismo di massa che porta tutti dappertutto dà il suo contributo.

Go hen vuol dire cinque yen ma anche buona fortuna.

Dovevo guardare il mondo con altri occhiali: quelli che avevo usato finora non erano necessariamente i miglio, né i meno deformanti.

L’anima se esite, fa la fame, è assetata. Eppure ognuno di noi lo sa per averlo provato- ci sono momenti: una scena di grande bellezza, una parola, un simbolo in cui sentiamo l’eco di qualcosa che ci è familiare, ma che non ricordiamo. Sentiamo il bisbigliare di una voce a cui vorremmo prestare ascolto, ma dalla quale siamo resto distratti. La verità? Ci sfiora ma preferiamo non farci caso.

OM per gli indiani è formato da A ( il primo suono emesso da chi apre la bocca) , U il suono delle labbra che si chiusono), M il rimbombo nella bocca chiusa. Da questo AUM= OM deriverebbe l’amen delle preghiere cristiane.

GU in sanscrito significa tenebra, ru vuol dire cacciare\disperdere. Per cui il GURU è colui che scaccia la tenebra, colui che porta la luce nel buio dell’ignoranza.

Finalmente potevo essere me senza il biglietto da visita. Potevo abbandonarmi senza ritegno alla mia vera indole e goderne. Perché non c’è dubbio: più ci avviciniamo a quel che veramente siamo, più siamo felici. A ogni età. Tutto sta nel sapere chi siamo.

Il problema sono io e io sono la soluzione.

Perché vai di città in città, di tempio in tempio alla ricerca di Dio? Dio risiede dentro di te, tu sei Dio. Allora non cercare dio. Cerca invece un guru che ti guidi alla scoperta di te stesso.

La democrazia ormai è un sistema che premia soprattutto la banalità, e le bugie pubblicitarie, non la saggezza e l’impegno morale.

C’era solo la convinzione, ovvia del resto, che chi vuole perseguire un obbiettivo deve mandare tutte le sue energie in quella direzione, non nella direzione opposta.

Andando in giro per il mondo a incontrare medici, maghi e maestri avevo certo capito che era inutile continuare a viaggiare, che la cura delle cure non esiste e che la sola cosa da fare è vivere il più coscientemente, il più naturalmente possibile, vivere in maniera semplice, mangiando poco e pulito, respirando bene, riducendo i proprio bisogni, limitando al massimo i consumi, controllando i proprio desideri e allargando così i margini della propria libertà.

Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. E’ inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.

Amo questa casa ma sono anche corrisposto

HIMALAYA = hima è la neve, alaya la dimora = sono state il simbolo dell’aspirazione umana al divino.

Non siamo noi a trovare la verità. E’ la verità che viene a trovare noi. Dobbiamo solo prepararci. Si può invitare un ospite che non si conosce? No. Ma si può mettere la casa in ordine, così che, quando l’ospite arriva, si è pronti a riceverlo e a conoscerlo.

Ci sono vari modi di comunicare con qualcuno: toccandolo, parlandogli, ma soprattutto col silenzio.

Il silenzio è il suono di una sola mano che applaude.

Regina della Pace, messaggio di ieri 25 nov 2012

“Cari figli! in questo tempo di grazia vi invito tutti a rinnovare la preghiera. Apritevi alla Santa Confessione perchè ognuno di voi accetti col cuore la mia chiamata. Io sono con voi e vi proteggo dall’abisso del peccato e voi dovete aprirvi alla via della conversione e della santità perchè il vostro cuore arda d’Amore per Dio. Dategli il tempo e Lui si donerà a voi, e così nella volontà di Dio scoprirete l’Amore e la gioia della vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

Madonna di Loreto – protettrice degli aviatori – preghiera per i viaggi in aereo

Signore, Nostro Dio, “che cammini sulle ali del vento” la cui gloria è narrata dai cieli, noi ti benediciamo e ti glorifichiamo in tutte le tue opere perchè nella tua infinita sapienza hai affidato all’uomo il compito di realizzare cose belle e grandi.

Porgi l’ascolto alla preghiera che ti rivolgiamo per intercessione di Maria Vergine Lauretana: gli aerei che solcano i cieli propaghino  più lontano nello spazio la lode del tuo nome, e servano agli uomini per esplicare più velocemnete la loro attività laboriosa. Con la tua benedizione piloti, tecnici, ausiliari, operino con saggia prudenza, affinchè quanti viaggiano in aereo, superato ogni pericolo, raggiungano felicemente la meta che li attende .

Per Cristo nostro Signore. Amen

(Giovanni Paolo II)

 

Regina della Pace, messaggio del 2 giu 2010

” Cari figli, oggi vi invito affinchè con il digiuno e la preghiera tracciate la strada per la quale mio Figlio entrerà nei vostri cuori. Accoglietemi come madre e messaggera dell’amore di Dio e del Suo desiderio per la vostra salvezza. Liberatevi da tutto quello che del passato vi appesantisce e dà senso di colpa, da tutto ciò che vi ha condotto nell’inganno- tenebra. Accogliete la luce. Rinascete nella giustizia di mio Figlio. Vi ringrazio.”

riflettiamo prima di parlare…

da un amico www.poesiedomani.wordpress.com

C’è da riflettere sulla parola mancare. Ti ricordi?, dicevamo «Mi manca» davanti alla figurina che ancora non avevamo nell’album, e «Ce l’ho» quando era una già incollata.
Ecco quindi che forse è tutto lì, nell’incollarselo dentro, qualcuno, per non dire mai «Mi manchi», ma sempre «Ti ho.»

grazieeeeeee all’autore!

Regina della Pace, messaggio del 2 luglio 2010

“Cari figli, la mia chiamata materna che oggi vi rivolgo è una chiamata di verità e di vita. Mio Figlio, che è la vita, vi ama e vi conosce nella verità. Per conoscere e amare voi stessi dovete conoscer mio Figlio, mentre per conoscere ed amare gli altri, dovete vedere in essi mio Figlio. Perciò figli miei pregate, pregate per comprendere e abbandonarvi con spirito libero, per trasformarvi completamnete ed avere inq uesto modo il Regno dei Cieli nel vostro cuore sulla terra. Vi ringrazio.”

preghiera del malato – Madonna di Loreto

Signore Gesù, la malattia ha bussato alla porta della mia vita: un’esperienza dura, una realtà difficile d’accettare. Ciononostante ti ringrazio proprio per questa malattia: mi ha fatto toccare ocn mano la fragilità e la precarietà dell’umana esistenza. Ora guardo tutto con altri occhi: quello che sono, con quello che ho, non mi appartiene, è un tuo dono.

Ho scoperto cosa vuol dire dipendere, aver bisogno di tutto e di tutti, non poter far nulla da solo. Ho provato la solitudine el’angoscia, ma anche l’affetto e l’amicizia di tante persone. Signore! Anche se mi è difficile ripeto”sia fatta la tua volontà”!.

Ti offro le mie sofferenze e le unisco  a quelle di Cristo. Benedici le persone che mi assistono e quell che soffrono con me. Maria, Nostra Signora di Loreto, sono tuo devoto: intercedi per me presso il tuo Figlio. Amen.