Il libro delle epoche – di I. Sibaldi

Desiderare significa sentire la mancanza di qualcosa di preciso.

Volere invece è facile, è impersonale, capita semplicemente.

Il rischio che ciascun indivisuo corre, nel nutrire così il soggetto collettivo, è di non riuscire ad accumulare in se stesso energia sufficiente a essere un io, in qualche modo diverso dalla colossale struttura del “noi” di cui il soggetto collettivo si compone.

L’alcolista può benissimo convincersi di dover bere per dimenticare, ma per poter mandar giu un altro bicchiere deve dimenticare innanzitutto gli effetti della sbornia dell’altroieri e il numero di bicchieri che ha già tracannato stasera.

Non appena un io riuscisse a cambiare se stesso cambierebbe anche il mondo intero.

Sono cambiamenti in meglio tutti quelli che cominciano quando l’io scorge i limiti di quel che finora ha saputo del mondo (dagli altri) e li supera.

Non a tutti piace accorgersi di poter cambiare cioè di poter vincere il mondo.

Adattarsi deprime, ottunde l’io, dà ragioni di vita soltando ai noi, accresce soltanto la loro salute e quella della loro bestia.

Sperimenta allora la piu luminosa tra le sensazioni: quella di aver avuto torto finora, e dunque di essere nuovo, e piu grande, di trovarsi all’inizio di un diverso cammino – di un diverso stadio evolutivo. Ma è una sensazione che dà vertigine. Fa temere l’abisso, il vuoto.

Avere piu amore per poter desiderare questo maggiore orizzonte di conoscenza.
Avere piu memoria cioè piu tempo immagazzinato in noi perché su qste conoscenze maggiori si possa riflettere.

Avere piu parole e piu tempo per usarle perche queste conoscenze maggiori mettano radici in noi e diano frutto. Tutto ciò toglie alla bestia il tempo di cui e in cui essa vive, e accresce il nostro io.

Evitare che il successo di chi fa cose davvero significative smuova le popolazioni dallo stato di torpore in cui per la seconda volta in 100 anni hanno deciso di rimanere fino all ormai iminente epoca del “non si può più aiutare nessuno”.

Forse gli uomini si sono stufati di voler obbedire alla bestia. Ma se è così hanno scelto il modo piu pericoloso di sfidarla: come se tutti gli schiavi di un padrone malvagio avessero deciso di lasciarsi morir di fame perché sono stanchi di obbedirgli.
A morir di fame basta qualche settimana; invece per morir di fame spirituale, come sembra intenzione di questa umanità stanca, possono volerci diversi anni.
Molto meglio sarebbe se alla denutrizione si preferisse una scorpacciata di amore, memoria, libertà; in tal modo si arriverebbe alla fine senza bisogno di soffrire troppo.
Ma sarebbe una cosa bella e le cose belle ai depressi danno fastidio.

La nostra psiche è fatta in un modo che quanto piu vuole ignorare i propri impulsi distruttivi, tanto piu ne è condizionata- e tanto più inevitabili le sembreranno, quando cominceranno a manifestarsi.

Nulla lascia sperare che tale situazione cambi in meglio.

Quel che la bestia potrebbe fare per limitare il disastro delle sue popolazioni sarebbe considerarle nel loro complesso il più grande dei suoi errori storici e immobilizzarle, ingessarle per una quindicina d’anni in regime dittatoriale.
Quel che invece può fare un io è andarsene. Non essere piu né occidentale né altro.

…adesso bastava la guerra fredda cioè il pensiero di una guerra a ipnotizzare le menti e obbligarle a obbedire.

Pasqua significa transizione.

Il concetto di progresso era stato evidente a tutti gli strati della popolazione: era facile immaginarselo come un esodo dell’intero occidente verso un sempre maggiore benessere, e non accorgersi di quanto fosse in realtà il contrario.

E= mc2
Il rapporto tra la massa di qualcosa e l’energia che se ne puo trarre: come a dire tra una qualsiasi situaizone reale, o prodotto, o idea, e l’ impatto o vantaggio che quella situazione, o prodotto o idea possono produrre.

Alzatevi, andiamo via di qui..

Alla bestia si appartiene solo finchè se ne ignora l’esistenza. Quando si impara a vederla, si puo semmai scegliere di appartenerle.

Cio che soprattutto temiamo quando qualcuno ci sembra piu forte di noi, è di scoprire che la sua superiorità dipenda soltanto dal nostro crederlo superiore a noi.

Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che l’io ti indicherà. L’io farà di te un grande popolo e ti benedirà, renderà grande il tuo nome e diventerai tu stesso una benedizione. L’io benedirà coloro che ti benediranno, e maledirà chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le stirpi della terra.

Nella nuova fase della tua personalità, che adesso ha inizio, si dà invece un impostazione diversa a tutto quanto. Innanzitutto non hai più bisogno dell’ approvazione della gente: stai cominciando a trovare e a chiarirti le tue vie, i tuoi obiettivi, ampi, tali da produrre grandi cambiamenti nella realtà del mondo intero.

Non avendo piu bisogno dell’approvazione di nessuno, tu non apparterrai piu a nessun popolo, e non perché sarai solo uno straniero dappertutto ma perche tu avrai in te stesso cio che prima chiamavi popolo.

Cio che in ciascuno è soltanto moglie e marito, o qualunque altra qualifica sociale, là fuori non varrà più.
Là fuori si è figli e basta, ma figli di se stessi soltanto.

Ciò che piu conta, quando si pensa così al proprio futuro, è solo l’ ampiezza dell’ io, cioè la distanza tra il punto da cui ci si è mossi e il punto in cui si sta per giungere tra ciò che pensi e ciò che potrai pensare tra un attimo, tra ciò che oggi ti accorgi di desiderare e ciò che desidererai domani e cosi via. In quella distanza c’è il tuo centro, ed è tanto piu grande quanto piu cresci.

Meglio andarsene, davvero. Cambiare e crescere: cioe trovare il coraggio di essere felici in futuro.

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