IL POEMA DELL’HASCISC – Baudelaire

Dimentica nella sua infatuazione che sta giocando con uno più astuto e più forte di lui, e che lo spirito del male, anche quando gli si consegna soltanto un capello , non tarda a impadronirsi della testa.

Questo signore visibile della natura (parlo dell’uomo)ha dunque voluto creare il paradiso attraverso la farmacia , attraverso le bevande fermentate, simile a un pazzo che sostituisce ai mobili solidi , ai veri giardini , scenari dipinti sulla tela e montati su telai.

In questa depravazione del senso dell’infinito consiste, secondo me, la ragione di tutti gli eccessi colpevoli: dall’ubriachezza solitaria e assorta del letterato che, costretto a cercare nell’oppio un sollievo a un dolore fisico e avendo così scoperto una fonte di morbosi piaceri, ne fa a poco a poco il suo unico regime e quasi il sole della sua vota spirituale ; fino alla più ripugnante ubriachezza  dei sobborghi che, col cervello pieno di fiamme e di gloria, si rotola in modo ridicolo nella spazzatura della strada.

I racconti di Marco Polo sono stati verificti dagli studiosi e meritano di essere creduti. Non racconterò, dopo di lui, come il Vecchio della Montagna chiudeva, dopo averli ubracati i hascisc (da cui Hasciscin o Assassini), in un giardino pieno di delizie, quelli tra i suoi discepoli a cui voleva dare un’idea del paradiso, ricompensa intravista, per così dire, di un’obbedienza passiva, cieca. Per ciò che riguarda la società segreta degli Hasciscin il lettore può consultare il libro di de Hammer..

Sapete d’altra parte che l’hascisc crea esaltazione non soltanto dell’individuo ma anche della circostanza e dell’ambiente; non avete doveri da compiere che esigano puntualità, esattezza; nessuna preoccupazione familiare; nessun dispiacere amoroso. Bisogna guardarsene bene. Quell’affanno, quell’inquietudine, quel ricordo di un dover che richiede la vostra volontà per un determinato momento, verrebbero a suonare come rintocchi funebri attraverso la vostra ebbrezza e avvelenerebbero il vostro piacere. L’inquietudine diventerebbe angoscia; l’affanno, tortura. Se, osservate tutte queste condizioni preliminari, il tempo è bello, se vi trovate in un ambiente propizio, come un paesaggio pittoresco o un appartamento poeticamente arredato, se per di più potete sperare in un po’ di musica, allora tutto va per il meglio.

Dapprima una certa ilarità, stravagante, irresistibile, si impadronisce di voi. Questi accessi di allegria senza motivo, di cui quasi vi vergognate, si producono di frequente, irrompendo in intervalli di stupore, durante i quali cercate invano di raccogliervi. Le parole più semplici, le idee più banali assumono una fisionomia bizzara e nuova; vi stupirete perfino di averle finora trovate così semplici. Analogie e accostamenti incongrui, impossibili da prevedere, interminabili giochi di parole, abbozzi di comicità zampillano continuamente dal vostro cervello. Il demone vi ha invasi; è inultile recalcitrare contro questa ilarità, dolorosa come un solletico. Di tanto in tanto ridete di voi stessi, della vostra stupidità e della vostra follia, e i vostri compagni, se ne avete, ridono egualmente del vostro stato e del loro; ma, come loro sono senza malizia, voi siete senza rancore.

A chiunque non si trovi nel vs stesso stato, questo umore gioioso e questi scoppi di risa, che sembrano esplosioni, danno l’impressione di una vera follia o perlomeno di una scempiaggine da maniaco.

Già mi vedevo in mezzo a una folla saggia e discreta, in cui ciascuno è padrone di se stesso, costretto a nascondere con cura, sotto lo sfolgorìo di numerose lampade, il mio stato mentale. Ero convinto che ci sarei riuscito, ma mi sentivo anche quasi svenire pensando agli sforzi di volontà che avrei dovuto fare. per non so quale circostanza, le parole del Vangelo:”guai a colui per colpa del quale avviene lo scandalo”, erano affiorate nella mia memoria  e pur volendole dimenticare, pur cercando in tutti i modi di dimenticarle, le ripetevo senza pausa nella mia mente.

Innanzitutto devo dirvi che questo maledetto hascisc è una sostanza molto perfida; a volte ci si crede liberati dall’ebbrezza, ma è solo una calma menzognera. Ci sono delle pause e delle riprese.

Spesso l’hascisc determina una fame vorace, quasi sempre una sete eccessiva. Ma il pranzo o la cena, invece di portare un riposo defintivio, creano questo nuovo raddoppiamento, questa crisi vertiginosa di cui si lamentava la signora, seguiti da una serie di visioni incantatrici, leggermente venate di paura, a cui ella si era positivamente e con mota buona grazia rassegnata. La fame e la sete tiranniche di cui parlavo non riescono a placarsi senza un certo sforzo.

Infatti, l’uomo è talmente sopraffatto dalla sua ebbrezza, che gli è necessario esercitare un lungo coraggio per muover una bottiglia o una forchetta.

Intanto l’opppio aveva prodotto il suo effetto abituale, quello di rivestire tutto il mondo esterno di un’intensità d’interesse.

Confesserò comunque che i veleni eccitanti mi sembrano non solo uno dei più terribili e dei  più sicuri mezzi di cui dispone lo Spirito delle Tenebre per arruolare  e asservire la deplorevole umanità, ma anche una delle sue personificazioni più perfette.

Non esiste combinazione sentimentale a cui non possa prestarsi il duttile amore di uno schiavo dell’hascisc. Il gusto della protezione , un sentimento di paternità ardente e devota possono mescolarsi a una sensualità colpevole che l’hascisc saprà sempre scusare e assolvere. Esso si spinge anche più oltre. Suppongo errori già commessi che abbiano lasciato nell’anima tracce amare, un marito o un amante che possono contemplare solo con tristezza un passato colorato di tempeste; queste amarezze possono allora mutarsi in dolcezze, il bisogno di perdono rende l’immaginazione più abile e suplichevole e il rimorso stesso, in questo diabolico dramma che si esprime solo in un lungo monologo, può agire come stimolante e riscaldare potentemente l’entusiasmo del cuore.

Quelle belle navi dondolate dalle acque della rada in un ozio nostalgco e che sembrano tradurre il nostro pensiero: quando partiamo per la felicità?

Questo insieme di strumenti che parlano con una sola voce – queste donne incantatrici, rese ancora più affascinanti dalla scienza dell’acconciatura e dall’economia dello sguardo – tutte queste cose sono state create per me, per me, per me!

Ma l’indomani! Il terribile indomani! Tutti gli organi fiacchi, stanchi, i nervi allenatti, le solleticanti voglie di piangere, l’impossibilità di applicarsi a un lavoro continuato, vi insegnano crudelmente che avete giocato un gioco proibito. L’orrida natura, spogliata dall’illuminazine della vigilia, assomiglia ai malinconici resti di una festa. Soprattutto la volontà , la più preziosa di tutte le facoltà, è intaccata.

Si dice, ed è quasi vero, che questa sostanza non provoa nessun male fisico, per lo meno nessun male grave. Ma si può affermare che un uomo incapace di azione e dedito solamente ai sogni si comporterebbe davvero bene, anceh se tute le sue membra fossero in buono stato?

L’uomo ha voluto essere Dio ed eccolo ben presto, in virtù di una legge morale incontrollabile, caduto più in basso della sua natura reale. È un’anima che si vende al dettaglio.

Balzac pensava indibbiamente che per l’uomo non c’è vergogna più grande né sofferenza più viva dell’abdicare alla propria volontà.

Dovrò aggiungere che l’hascisc come tutte le gioie solitarie, rende l’individuo inutile agli uomini e la società superflua all’individuo, spingendolo ad ammirarsi senza tregua e facendolo precipitre giorno per giorno verso quell’abisso luminoso in cui egli ammira il suo volto di Narciso.

..ammettiamo per un ‘instante che l’hascisc dia, o almeno accresca, il genio; ma essi dimenticano che è nella natura dell’hascisdc indebolire la volontà e che pertanto esso concede da una parte ciò ce toglie dall’altra; in altre parole, dà immagine senza la capacità di trarne profitto..

Infine, pur supponendo un uomo abbastanza accorto e vigoroso per sottrarsi a questa alternativa, bisogna pensare a un altro pericolo, fatale, terribile, che è quello di tutte le assuefazioni. Tutte si trasformano rapidamente in necessità. Chi avrà fatto ricordo a un veleno per pensare , ben presto non potrà più pensare senza veleno.

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