2012 LA FINE DEL MONDO di R. GIACOBBO

 

Alle persone che vorranno provare a salvarsi, consiglio di spostarsi in posti alti, di trovare grotte o caverne dove poter stipare riserve di cibo per almeno cinque anni, scatolame e acqua che duri per un po’. Per chi se le puo’ permettere suggerisco anche pillole antiradiazioni e tute spaziali.

Quello che dobbiamo fare e’ invece accogliere questo cambiamento e usarlo a vantaggio della nostra crescita personale e di un evoluzione universale; assecondare la corrente del mare e vedere dove essa ci porta…magari sara’ la salvezza o un luogo incantato.

La natura tende a sopravvivere e a trasformare se stessa per sopravvivere: anche questa volta avra’ la capacita di farlo e noi siamo parte della natura, dobbiamo sentirlo e con essa dobbiamo accordarci.

La depressione e‘ diventata un male esteso a livello mondiale, perche’ in questa corsa folle, abbiamo perso i veri valori che devono guidare la vita e senza valori la vita ha perso di senso.

Forse la vera discriminante e’ come si affronta la possibilita’ di dover lasciare molto di quello che si ha, di quello che si conosce: con un attaccamento irrinunciabile che rende ottusi o con un’apertura che quasi muove all’entusiasmo.

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2 commenti su “2012 LA FINE DEL MONDO di R. GIACOBBO

  1. Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all’improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.
    «Sacramento che disgrazia!» dicono. «Non sappiamo usar le mani.»
    (da “La fine del mondo storto” by Mauro Corona)

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