ELOGIO DELLA DEBOLEZZA di A. JOLLIEN

 

 

superare lo scontato e i luoghi comuni della vita quotidiana, ecco lo specifico del filosofo.

“la memoria costituisce lo stomaco dello spirito ” affermava Sant’Agostino.

L’assenza totale di pregiudizi, generalmente si attribuisce a Socrate

A – …si poteva ritrovare la stessa semplicita’ nella ns coabitazione: ci amavamo semplicemente senza artifici.

..l amicizia ci univa, ci rendeva piu’ forti. Ci amavamo. Era cosi. Non avevamo scelta. La dolcezza del nostro affetto reciproco riusciva ad attenuare un po la solitudine.

S – ..la spontaneita’ dei vs rapporti nasceva in qualche modo dalle sofferenze condivise.

S – confesso di fare un po fatica a immaginarmi dove trovate tante forze

A – si vedono mamme che , per amore, non si staccano di un centimetro dal loro bambino. L’amore come il disprezzo, puo’ rivelarsi un freno per i progressi. Se chiude, soffoca le capacita del bambino. Semplicemente, constato che la fiducia e’ stata vitale nel mio itinerario.

A – La reificazione consiste nel ridurre l’altro al rango di cosa. Riduce l’altro a un attributo, vede in lui solo una qualita’ o un difetto, lo pietrifica bloccando qualsiasi evoluzione.

A – con un “come stai?” entravamo nell’ esistenza dell’ altro, prendevamo su di noi le sue sofferenze, comunicandogli cosi la nostra amicizia..

S – le miserie e le debolezze dell’ uomo emergono piu’ sovente che non la sua grandezza

A – ..fui letteralmente sedotto dalla sua tenerezza. Non dalla bellezza che gli altri decantavano e sperimentavano cosi superficialmente, ma dalla sua forza interiore, la sua nobilta’ e mitezza….. non riesco ancora oggi a convincermi che i gesti devono essere repressi. Se bisogna trattenersi, penso tuttavia che la convenzione sociale che lo esige nasca innanzitutto da una paura, da un disagio nei confronti del corpo, di fronte all’ altro. Spinto da un istinto, da un desiderio di dimostrare spontaneamente il mio affetto.… mi accorgo che gesti simili possono essere fuori luogo o addirittura proibiti in determinate circostanze.

A – spesso quando passavo, la gente sussurrava, dandosi gomitate: “povero ragazzo, poverino!”. Riuscivano quasi a destabilizzarmi, questi fulmini di guerra. Tuttavia, nel mio intimo, ero convinto di avere molta fortuna: genitori formidabili, amici autentici, compagni di giochi divertenti… eppure a forza di sentirsi messo in dubbio, la certezza di non essere poi piu’ sfortunato di altri rischiava di deperire.

A – Hegel ha molto insistito sul tema dello sguardo altrui: vede nell’ incontro con l altro un mezzo per elevarsi, per crescere, per diventare pienamente umano… Sartre descrive in tutta la sua opera, in particolare nel suo celebre “a porte chiuse”, il nostro bisogno viscerale e profondo di sentirci riconosciuti, bisogno mai appagato.

Lo sguardo altrui, secondo me , costruisce, struttura la ns personalita. Tuttavia puo’ anche nuocere, condannare, ferire.

A – anche lo scherno nasce da una debolezza mal orientata, mal gestita.

A – ben presto ebbi l intuizione che fuggendo l’ handicap ci si isola. Esiste, bisogna accoglierlo come un quinto arto, venire a patti con lui. Per far questo mi pare primaria la conoscenza delle proprie debolezza.

S – non ti sembra di insistere compiaciuto nella tua debolezza?

A – ma e’ vitale! Bisogna pur convincerci. “ci siamo dentro”!

La dolcezza della vita nella sua piu’ pura semplicita’, ci ricorda che bisogna approfittarne nonostante e contro tutto. La vita non era una rivale, bensi un’ alleata. Alleata esigente, severa, ma comunque alleata.

A – il suo amore cosi debordante tollerava persino l umiliazione. Adrien esuberante, allegro, dotato di una personalita’ senza pari, non poteva contenere il suo eccesso di amore. Ma questa emotivita’ fuori dal comune era sconvolgente.

A – le prove plasmano molto piu’ delle piu’ perfette dimostrazioni di eminenti scienziati o di pedagoghi impacciati nei loro schemi.

A – ..bisogna attivare qualsiasi risorsa per giungere a trarre profitto anche dalla situazione piu’ distruttrice. Insisto sulle prove perche queste permangono inevitabili.

A – negare il corpo, lungi dall’ elevarci, ci abbassa. Negando lo spirituale si ha lo stesso risultato!

Cercare l’ armonia tra queste due dimensioni, saperla gestire: proprio in questo consiste il difficile apprendistato del mestiere di uomo. Si tratta di superarsi sempre, di andare costantemente al di la di se stessi, di generarsi, di perfezionare cio’ che e’ gia’ stato realizzato in se’. Questa intuizione ha assunto ben presto un importanza radicale. La felicita se esiste, e’ percio’ diametralmente opposta a un quieto, tranquillo, tiepido confort. Richiede un attivita’ intensa, una lotta sempiterna: qualcosa di analogo a una pienezza disinteressata acquisita attraverso una lotta incessante….

A – matthieu non sosteneva una teoria astratta, esteriore al soggetto: ridestava in noi un sapere, delle potenzialita’ intorpidite.

S – ecco una bella definizione dell’ educatore

A – ..una persona che interroga , che ridesta le capacita sepolte da ostacoli diversi. Questo modo di procedere richiede una fiducia assoluta nell’ uomo, ma anche umilta’, umilta’ che permette di mantenere le distanze, di non giudicare l’altro, di prendere coscienza che l’altro restera’ sempre un individuo irriducibile, che non puo’ essere totalmente sottomesso, analizzato, capito.

A – bastava che una stagista della mia eta’ stringesse amicizia con me e quasi subito gli educatori le consigliavano di porvi un freno. Questo ritegno rendeva allora le nostre relazioni molto superficiali, molto “cliniche”. Questa distanza finiva per costituire un ostacolo radicale all’educazione.

A – spesso in questa professione ho incontrato abili calcolatori, dalla personalita’ rigida e i comportamenti incerti: non scherzavano mai, non tolleravano nulla, si innervosivano facilmente, prodigavano consigli che non seguivano assolutamente.

A – l’ educatore deve favorire la piu’ completa autonomia del suo assistito. Non e’ un lavoro come un altro. Qui gli errori possono essere fatali, irreversibili.

A – i bambini hanno una capacita impressionante di sorpassare la paura e lo scherno iniziali. Sono piu’ capaci degli adulti di integrare, gestire e accettare la differenza.

Vedi – Mutismo di Socrate

A – un pensiero, qualunque esso sia, costituisce un autentico pericolo se perde il contatto con la realta’

A – la dipendenza psicologica o emotiva, genera una tensione. La paura di perdere, la paura di ferire, la paura di essere respinto dall’ amico o piuttosto da colui dal quale dipendo, e’ effettivamente un veleno pericoloso: strumentalizza l’altro, lo riduce al rango di utensile per colmare un vuoto, di mezzo per colmare la mia solitudine. Ci si aggrappa, ci si arrampica vero l’altro per fuggire se stessi.

Dal momento che l’altro mi valorizza, faccio di tutto per piacergli, per ricevere goccia a goccia la sua amicizia, al sua approvazione.

S – quando parli di liberta non si tratta piuttosto di un’indipendenza affettiva?

A – Non ti puoi immagine i danni che provoca l assenza dei genitori

A – ero commosso di incontrare questo vecchietto che, nonostante le sue malandate condizioni di salute, si sforzava, con gioia e fervore, di svolgere la propria funzione di cappellano del centro. La sua influenza su di me fu radicale: fini per esercitarsi quasi non stante lui.

A – “capire” nel senso ebraico significa “gustare”, “fare l’ esperienza di”. La conoscenza nella cultura ebraica, si discosta da un certo intellettualismo, eredita’ di un mondo greco che tu conosci meglio di me. Per gli ebrei conoscersi significa impregnarsi della propria storia per darle un senso, un significato, per fare delle esperienze.

A – consapevole di non poter restare solo, vado spontaneamente verso l’altro e cosi sbocciano sane relazioni. Insisto sul fatto che l amicizia deve essere sincera. I due amici devono arricchirsi reciprocamente senza sfruttarsi. Ho avuto la fortuna di sperimentare questo.

S – sentirti debitore verso gli altri non ti amareggia?

A – al contrario penso che si tratti di una ricchezza. La mia incapacita’ di raggiungere una piena autonomia mi manifesta quotidianamente la grandezza dell’ uomo e va dritta al cuore della mia debolezza; posso cosi apprezzare il dono della presenza dell’ altro e , a mia volta, cerco di offrire agli altri la mia umile e fragile presenza con i mezzi di cui dispongo. L’ individuo debole non rappresenta necessariamente un peso per l’altro. Ognuno dispone liberamente della propria debolezza: e’ pienamente libero di usarne saggiamente.

A – assumere fino in fondo la propria debolezza rimane una lotta di ogni istante

A – sono cose che ci hanno causato gravi torti e che ancora oggi continuano a farci male. Bisogna venire a patti, cercare di capire…

La filosofia, in quanto lotta contro gli schematismi, i luoghi comuni – mi ha aiutato molto a contrapporre la ragione a tutto questo fardello di pregiudizi e di sentimenti negativi, a lottare contro l irrazionale, la paura, la crudelta’.

S – dov’e’ esattamente il confine tra anormalità e normalita’?

A – devo confessarti che non lo so

S – ovunque vada, in qualsiasi situazione mi trovi, tutti mi considerano come un marginale, un anormale e come tale mi trattano. Eppure io cammino diritto, rispetto le leggi… provami, dimostrami che io sono, sotto tutti i punti di vista, assolutamente normale!

 

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